Anche nel 2018 molti dei titoli favoriti per la vittoria degli ambitissimi Academy Award del cinema americano sono tratti proprio da libri. Dopotutto cosa sono i film se non storie meravigliose? In questo articolo consigliamo 7 libri che hanno ispirato altrettanti film candidati agli Oscar 2018.

 

Libri da oscar: i libri che hanno ispirato i film candidati agli oscar 2018

1 – La forma dell’acqua  di Guillermo del Toro e Daniel Krausv

Baltimora, 1962. Dopo aver perso l’uso della voce a causa di un incidente, la giovane Elisa conduce una vita spenta, senza ambizioni. Ma un giorno, all’interno del laboratorio in cui lavora come donna delle pulizie, entra per sbaglio in una stanza e fa una scoperta straordinaria: in una vasca piena d’acqua c’è una strana creatura. È sicuramente prigioniera e con ogni probabilità è lì perché oggetto di un esperimento. Ma cos’è? Anzi: chi è? All’insaputa di tutti, Elisa entra in contatto con quella creatura e tra i due si crea un legame sempre più forte. Un legame incomprensibile al mondo, che vede in lei una donna insignificante e nella creatura soltanto un mostro da studiare. Un legame che però ha i tratti e la forza del vero amore…

2 – Chiamami col tuo nome  di André Aciman

Vent’anni fa, un’estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno “l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura”: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno passeggiate e corse in bici. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. “Chiamami col tuo nome” è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a se stessi che “questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”.

3 – Wonder di R. J. Palacio

August ha undici anni ed è nato con una gravissima deformazione facciale. Da sempre studia a casa, protetto dalla cattiveria del mondo dai genitori e dalla sorella Via. Tutto cambia nella vita di Auggie quando sua madre gli comunica che in occasione della prima media dovrà iniziare a frequentare una scuola vera.

4 – Vittoria e Abdul  di Shrabani Basu

Abdul Karim ha solo 24 anni quando da Agra, la città indiana del Taj Mahal, arriva alla corte della regina Vittoria a Londra. È un “dono” dell’India alla sua imperatrice e sovrana d’Inghilterra in occasione dei festeggiamenti del suo giubileo d’oro. È il 1887, Vittoria è anziana e triste dopo la morte del suo fedele servitore – e amante – John Brown. Abdul è bello e aitante e in breve tempo, da servitore al tavolo della regina, ne diventa attendente personale e Munshi, cioè insegnante di lingua urdu. Vittoria si affeziona a lui, apprezza i curry che Abdul le prepara, è curiosa del suo mondo. In un momento di rivolte indipendentiste delle colonie indiane, il giovane diventa anche consigliere e confidente per le faccende del suo Paese. Il suo prestigio aumenta, tanto che nei viaggi ufficiali in cui accompagna la regina, viene spesso scambiato per un principe. Tanta fortuna e influenza non possono che alimentare l’odio di quanti, a corte, guardano con sospetto e preoccupazione a quel legame. Un legame che la regina difenderà caparbiamente da tutto e tutti. Da questo libro il film di Stephen Frears con Judi Dench.

5 – Le carte segrete del post di Katharine Graham

Come si può vedere nel film The Post, questa è la vera storia di un grande giornale e di una grande donna: il «Washington Post» e Katharine Graham, la sua editrice in uno dei periodi più turbolenti della storia americana. È la Graham stessa, in queste pagine tratte dalla sua autobiografia, a raccontare i risvolti dei due maggiori scandali politico-giornalistici del dopoguerra: i Pentagon Papers e il Watergate. Storie appassionanti e di un’attualità prepotente: il rapporto fra i media e il potere, la battaglia per la democrazia che non può fare a meno di un’informazione coragg iosa e libera. E il ruolo centrale di una donna, entrata quasi per caso in un universo di potere tutto maschile, ma capace di ribaltare il rapporto fra i sessi con il suo straordinario misto di intraprendenza, durezza, coraggio e dignità.

6 – Fiori nel fango di Hillary Jordan  

Nella primavera del 1939, Laura Chappell incontra per la prima volta a Memphis Henry McAllan. Lei, piccola e scura, con marcati lineamenti francesi, ha trentun anni ed è ancora vergine: una “zitella sulla via della pietrificazione”, come ironicamente si definisce. Insegna inglese in una scuola privata per ragazzi, canta nel coro della Calvary Episcopal Church e fa da baby-sitter ai suoi nipoti. Lui, quarantunenne che dimostra tutti i suoi anni soprattutto per via dei capelli candidi, ha mani forti, una solida aria di sicurezza e la deliziosa parlata del Delta del Mississippi. Quando Henry McAllan le propone di sposarlo, Laura accetta di buon grado, certa che il primogenito di un clan rurale come Henry non possa che essere un buon marito e un padre premuroso dei suoi figli. Il giorno in cui Henry decide di ubbidire al “richiamo della terra” dei McAllan e di trasferirsi col vecchio padre in una fattoria sul Delta del Mississippi, Laura lo segue fedele, portandosi dietro le due bambine nate un paio d’anni dopo il matrimonio. Sul Delta del fiume, però, la vita si rivela completamente diversa dall’idillio che Laura aveva immaginato.

7 – L’ora più buia di Anthony McCarten

Eroe di guerra. Patriota. Ubriacone. Imperialista. Politico. Depresso. Scrittore. Visionario. Aristocratico. Voltagabbana. Pittore. Nel maggio del 1940 queste erano solo alcune delle «credenziali» con cui Winston Spencer Churchill si presentava alla Camera dei Comuni per assumere l’incarico di primo ministro del Regno Unito. La nazione era in guerra da otto mesi e le cose non stavano andando affatto bene. Più che un nuovo capo del governo, il paese invocava un condottiero, e pochi, in quei giorni cupi, avrebbero scommesso sull’ormai sessantacinquenne primo lord dell’Ammiragliato. Bastarono invece quattro settimane perché i sudditi di Sua Maestà scoprissero in lui il grande leader, l’uomo capace di commuovere e spronare, il comandante in grado di salvare l’esercito britannico dalla catastrofe di Dunkerque e di decidere così le sorti del conflitto. Eppure, nei giorni drammatici in cui le inarrestabili armate tedesche si impossessavano dell’Europa occidentale e sembravano pronte a sferrare il colpo finale contro la Gran Bretagna, nella sala del Gabinetto di guerra Churchill meditava seriamente sulla possibilità di avviare trattative di pace con Hitler. Ma fino a che punto il leader britannico si spinse sulla via di un accordo con il Führer?

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