IT: chi ha paura di Pennywise?
Recensione IT
Autore: Stephen King
Pagine: 1206
Cartaceo: 18,62
E-book: 7,99
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Pubblicato nel: settembre 1986
Genere: Horror
Recensione di: Federica
Valutazione5 stelle

 

Ieri sera sono stata al cinema a vedere It. Non potevo perdermelo. Non solo perché è tratto da uno dei libri più belli che io abbia mai letto, ma anche per via del terrore che scatenò in me la miniserie televisiva del 1990. It è stata la mia più grande paura di bambina e ancora oggi mi capita di indugiare davanti a stanze buie la notte e di tremare inconsciamente nei pressi dei tombini.

Per prepararmi al meglio al nuovo adattamento firmato dal regista Andy Muschietti, nelle scorse settimane mi sono riletta il capolavoro di Stephen King a vent’anni dalla prima volta ed è stato un pò come tornare a casa.

Devo dire che It è una storia che non soffre il passare del tempo. Averlo riscoperto in età adulta non gli ha tolto nulla, al contrario, mi ha fatto capire fino in fondo come sia davvero riduttivo definire It un horror. E’ molto di più: è un romanzo di formazione, è un affresco vivido dell’America di quegli anni, è un racconto epico ma soprattutto è una storia d’amore e di amicizia che tutti dovrebbero leggere.

Tutto inizia con una barchetta e con un bambino in impermeabile giallo.

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. La barchetta beccheggiò, s’inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l’incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d’autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti.

Nell’autunno del 1957 a Derry il piccolo Georgie Denbrough durante un alluvione decide di provare la barchetta di carta che gli ha costruito il fratello. Il bambino esce nella pioggia, con il suo impermeabile giallo, e la segue nei canali di scolo della città.

Durante il tragitto, la barchetta finisce in un tombino e Georgie si china per riprenderla. Improvvisamente scopre che li sotto uno strano clown, Pennywise, lo sta osservano con la barchetta in mano. Quando Georgie allunga la mano per riprenderla il clown gli divora il braccio, uccidendolo.

Proseguendo nella lettura si scopre che il clown non è responsabile solo della morte del piccolo Georgie, ma anche della sparizione e dell’omicidio di un altissimo numero di esseri umani, soprattutto bambini.

Per questo motivo Bill, il fratello di Georgie, e i suoi amici (il Club dei Perdenti) Richie Tozier, Eddie Kaspbrak, Stan Uris, Beverly Marsh, Mike Hanlon e Ben Hanscom, si mettono alla ricerca del clown, che viene ribattezzato It. Si rendono subito conto che ciascuno di loro ha già avuto un incontro ravvicinato con questo spaventoso essere, che si è manifestato prendendo la forma delle loro peggiori paure.

Forse non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore.

Nonostante il nemico sembri imbattibile i bambini non si tirano indietro e, guidati da qualcosa di più forte e di grande di loro, riescono a costringerlo a ritirarsi nelle profondità della terra, morente.

Nel 1984 però a Derry, ricominciano gli omicidi e Mike, l’unico dei Perdenti rimasto in città, chiama i suoi amici di una volta per finire quello che avevano iniziato.

 

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